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Salvini studia i movimenti della variabile "sardine": ma Bologna non è l'Emilia



Ecumenico ma stanco, dopo la manifestazione di Bologna, Matteo Salvini attende con "vera curiosità" di vedere il resto, lunedì a Modena. Le 6.000 sarde (in realtà molto di più) che hanno riempito Piazza Maggiore sabato sera daranno davvero il bis, a 18 anni, a Modena, dove sta parlando il leader della lega. E Salvini vuole capire esattamente questo. "Se la loro presenza è enorme anche in quel caso, rappresenterà un evento imprevisto nella campagna elettorale con cui dobbiamo fare i conti", riflette una lega di prima classe. Ma il segretario di campionato nella versione "moderata ed ecumenica" che dovrebbe tenere per tutto il corso dell'Emilia Romagna, pubblicato ieri sulla sua foto sui social media di Piazza Maggiore piena di "sardine": "Un'enorme gratitudine per migliaia di persone che hanno abbracciato me e Lucia "Profondo rispetto per coloro che si esprimono pacificamente contro le nostre idee. Nessun rispetto per coloro che invece protestano contro di noi, lanciando pietre e bottiglie a Polizia e Carabinieri."

Se il successo degli ironici anti-salviniani fosse confermato, Lega continua rappresenterà una variabile in più di un quadro complesso: "La situazione cambia molto da una parte all'altra della regione: se il partito democratico a Bologna rimane forte possiamo contare su Piacenza e su una parte importante della Romagna". Tuttavia, la controstrategia delle "sardine" è già iniziata: "In realtà – si ripete nella lega – l'iniziativa è molto meno non partigiana di quanto si pensi di presentare, nata dall'ispirazione di un consiglio comunale". Per quanto riguarda i numerosi partecipanti, "molti erano studenti fuori, non rappresentavano una sezione trasversale della città". Chi lo sa

Certo, il gioco emiliano non è ancora stato decodificato. Il brivido del cambiamento premia Lucia Borgonzoni, nonostante la riconosciuta affidabilità del governatore Stefano Bonaccini. Secondo un sondaggio di Emg Acqua, ben il 67% esprime un'opinione positiva sul presidente e anche il 58% degli elettori di centrodestra sono della stessa opinione. Bonaccini rompe definitivamente Lucia Borgonzoni per "preparazione e abilità", 53% contro 24%, ma i tassi di voto parlano ancora di un Bonaccini (45,5%) più o meno alla pari con Borgonzoni (44%). Tuttavia, il divario si allarga quando viene chiesto delle previsioni di vittoria: il presidente per il 43,7%, l'antagonista per il 37%. Mentre un altro studio di Noto Sondaggi ed Emg Acqua a livello nazionale offre una chiave di lettura con un gusto più sociologico: nelle città di medie dimensioni, oltre 60.000 abitanti, prevale la fiducia nell'area governativa. Nel più piccolo, vince il centro-destra.

15 novembre 2019 (modificato il 15 novembre 2019 | 22:30)

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